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I manager italiani bocciano il prelievo sulle 'pensioni d'oro' previsto dalla legge di stabilità. Guido Carella, presidente di Manageritalia: "Si sta completando la sistematica distruzione del sistema previdenziale italiano, continuando a utilizzarlo quale improprio e unico mezzo redistributivo ogni volta che c'e' da intervenire sui conti pubblici per fare cassa senza alcun criterio ne' quantitativo ne' qualitativo". Forte denuncia: “I tanti che hanno occultato ricchezze – prosegue - e mai pagato le tasse e i contributi e ora, senza alcuna vergogna, godono di pensioni sociali indebite o di rendimenti economici astronomici rispetto a quanto versato”.

 Roma, 28 novembre 2013.  Non piace ai manager italiani il prelievo sulle 'pensioni d'oro' previsto dalla legge di   stabilita', con le cui misure "si sta completando la sistematica distruzione del sistema previdenziale italiano, continuando a utilizzarlo quale improprio e unico mezzo redistributivo ogni volta che c'e' da intervenire sui conti pubblici per fare cassa senza alcun criterio ne' quantitativo ne' qualitativo". Così Guido Carella, presidente di Manageritalia, commenta gli ultimi interventi del governo in tema di pensioni. Di fatto, dice Carella, "l'irresponsabile azione del governo, che continua a tagliare le pensioni, con il reiterato blocco della perequazione e con continui contributi di solidarieta' (gia' bocciati  dalla Corte Costituzionale), fa salire la pressione tributaria complessiva per i cosiddetti pensionati d'oro tali solo nel livello di tassazione: oltre il 60% rende ancora piu' iniquo il sistema  previdenziale e non soddisfa l'obiettivo populista di togliere ai  ricchi per dare ai poveri". "Al contrario, destabilizza ulteriormente un sistema che sulla carta, dopo le pesantissime riforme che si sono  succedute nel tempo, pare essere tra i piu' solidi in Europa", avverte.  In realta', afferma Manageritalia, "incentiva gli italiani a non credere piu' nella previdenza sociale e a trovare tutti i mezzi per  uscire dalla tagliola e dall'inganno del risparmio previdenziale". "Quello che in sostanza hanno sempre fatto i tanti che hanno occultato ricchezze -prosegue- e mai pagato le tasse e i contributi e ora, senza alcuna vergogna, godono di pensioni sociali indebite o di rendimenti  economici astronomici rispetto a quanto versato. Per non parlare di  tutti gli abusi derivanti dai tanti avanzamenti di carriera ad hoc  avuti negli ultimi anni di lavoro da parte di chi era nelle Forze  Armate e nella P.a., comprese le aziende che orbitavano nella sfera statale. Queste si' vere e proprie pensioni d'oro". "La stragrande maggioranza di ex lavoratori dipendenti -continua Carella- non merita questa continua vessazione. Perche' hanno costruito la loro pensione versando  regolarmente i contributi e pagando le imposte sui redditi (con aliquote progressive sempre piu' alte) e contribuito con queste alla solidarieta' collettiva, utilizzata poi dalla politica per altri scopi e per generare privilegi e iniquita' sociale. Questi continui inganni distruggono il valore sociale della previdenza e sfiduciano quelli che oggi lavorano e versano per garantirsi un futuro previdenziale privo di diritti e certezze (gli esodati sono esemplificativi). Soprattutto  allontanano i piu' giovani da una cultura previdenziale che dovrebbe essere uno dei pilastri di un Paese evoluto". La prospettiva, evidenzia Manageritalia, e' quella di un Paese che vedra' calare sempre piu' il gettito previdenziale e si avviera'  verso un sistema di welfare pubblico che incapace di dare risposte ai  bisogni esistenziali dei suoi cittadini nel momento di maggior  bisogno.  "Il governo -chiude Carella- deve porsi ben altri obiettivi, in primis la riduzione del peso fiscale e l'abbattimento della spesa  pubblica improduttiva. Questi si' indispensabili per far tornare il  Paese a crescere e a produrre nuova ricchezza. Invece, si reiterano


continuamente false politiche redistributive verso il basso, che non possono risolvere alcun problema in un paese che non cresce. Continuando di questo passo non ci sara' piu' nulla da redistribuire, se non qualche pezzettino di terra incolta (probabilmente inquinata da rifiuti tossici) dove coltivare patate". (Adnkronos)





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