20.3.2015 - Una premessa. Qualcuno, probabilmente, chiederà con fare insinuante chi mi ha fornito questo delicatissimo e illuminante documento. Qualcun altro, lo stesso o figlio dello stesso burattinaio che fin qui lo ha fatto nell’ombra, insinuerà porcherie che lo qualificano sulla ragione che mi induce ad assumere questa posizione.
All’uno e all’altro ricordo che
a) siamo (o dovremmo essere) giornalisti, con il dovere di capire e documentare le cose;
b) non possiamo chiedere e pretendere “trasparenza” dagli altri, scandalizzarci davanti alle vergogne e alle ruberie che impoveriscono il Paese e guardare dall’altra parte se qualcosa di poco chiaro si verifica a casa nostra.
Non è, lo preciso, un’accusa nei confronti di alcuno. Questo è compito della magistratura. Ma qualcuno può negare che è sconcertante apprendere che gli inquirenti ritengono ci sia stato un danno di 7.600.000,00 euro per l’Inpgi 2 che, certamente, ha guadagnato da quell’investimento, ma che con una gestione diversa avrebbe potuto risparmiare (e quindi incrementare il guadagno) fino a 7.600.000,00 euro, salvaguardo meglio il patrimonio dei giornalisti?
Per capire qual è l’entità, è opportuno ricordare che l’investimento è stato di 30 milioni di euro (60 miliardi di vecchie lire) e che 7,6 milioni rappresentano il 25,33 per cento della somma. Tombola, insomma.
Quello che pubblico è un memorandum di un importante studio legale (lo firma l’avvocato Andrea Marani) richiesto dall’Inpgi.
Fa, come deve, la cronistoria di tutta la vicenda:
1) le relazioni prodotte dall’interno dell’Istituto (pagg 1,2) una delle quali (Fano) segnalava alcune criticità e suggeriva, in ogni caso, di non investire più di 5 o 10 milioni;
2) una relazione integrativa dello stesso Fano che evidenziava gli “aspetti positivi dell’investimento" (pag.2). Questa relazione ha data successiva all’operazione, ma precede la riunione del Cda tenutasi il 7.4.2009;
3) l’affermazione (non dubito documentata) che il 3 marzo 2009 l’Inpgi procede al versamento di 30.000.000,00 di euro (60 miliardi di vecchie lire). Scrive il legale: “Per errore è stato effettuato direttamente sul conto corrente di Sopaf” e non su un conto vincolato all’operazione, come previsto. Per “errore” (pag 3): 60 miliardi di vecchie lire;
4) Le indagini, nota il legale “hanno evidenziato che, alla data del Contratto e in particolar prima della data in cui è avvenuto il pagamento del Corrispettivo dall’Ente alla Sopaf, quest’ultima non era ancora titolare delle quote del Fondo FIP…. “ (pag 3);
5) Cioè, riporta il legale, la Sopaf, “che versava in condizioni di difficoltà finanziarie già dalla fine del 2008” avrebbe “utilizzato il Corrispettivo fornito da Inpgi per pagare il prezzo delle complessive n. 800 quote….” (pag 4);
6) In un documento del 16 febbraio 2009 (pag.8) “si può evincere che la parte venditrice (la Sopaf, cioè) non era proprietaria delle quote”. Cioè l’Inpgi sapeva che dava i soldi a qualcuno che non deteneva le quote e questi soldi “per errore” non sono andati, prudentemente, su un conto vincolato, ma su quello dello stesso non proprietario;
7) la proposta viene formalizzata dalla Sopaf all’Inpgi in data 16 febbraio 2009 (pag 8); il presidente dell’Inpgi fa la sua delibera il 19 febbraio (pag 9), il contratto viene sottoscritto il 23 febbraio (pag 9). Scrive il legale incaricato dall’Inpgi “la proposta di Sopaf appariva chiara sulla circostanza che in nessun momento essa ha affermato di vendere Quote di sua proprietà alla data di stipulazione del Contratto” (pag 9);
8) In base agli accordi, Sopaf “avrebbe avuto diritto di ricevere il Corrispettivo da Inpgi sul conto corrente non vincolato solo dopo aver inviato alla banca copia delle istruzioni irrevocabili alla SGR di registrare la proprietà delle Quote a nome di Inpgi stessa” (pag 9, punto 2.2.2 comma IV). Ma “per errore” non andò così;
9) Una conclusione del legale (pag 19): “Non si può non evidenziare … la circostanza che l’investimento …. ha comunque determinato negli anni un importante ritorno in termini di proventi per l’INPGI, dunque un eventuale pregiudizio patrimoniale subito dall’Ente per effetto dell’asserita truffa da parte di Sopaf, in ogni caso da comprovare, sarebbe senz’altro ridimensionata negli effetti da tale ritorno economico”.
Mi fermo qui, resistendo alla tentazione del decalogo.
Ma concludo con una domanda: vi pare normale che si possano dare “per errore” trenta milioni di euro ad una società che “versava in condizioni di difficoltà finanziarie già dalla fine del 2008” e che questa li possa liberamente usare per acquistare delle quote che poi gira all’Inpgi, guadagnando per la semplice mediazione 7.600.000,00 euro su 30.000.000,00 complessivi di investimento?
Forse lo è. Ma se l’Inpgi rendesse pubblico tutto, ma proprio tutto-tutto, quanto è direttamente o indirettamente collegato alla vicenda , forse ce ne convinceremmo e saremmo tutti un po’ più tranquilli.
Una considerazione: il “memorandum” è stato protocollato dall’INPGI il 5 marzo 2015.
L’udienza contro la rinomata ditta Magnoni Sopaf è stata celebrata il 12 marzo. Sette giorni dopo.
Consapevole di tutto, l’Inpgi non si è costituita parte civile.
https://drive.google.com/file/d/0B_ByJPmom4tyYUdxZXZfRXNlUFk/view?usp=sharing
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.SCANDALO SOPAF: COME GUADAGNARE 7.600.000 EURO CON UN CLICK https://www.facebook.com/E.Iacopino/posts/808419702580662
.SCANDALO SOPAF. GLI ATTI DEI GIUDICI https://www.facebook.com/E.Iacopino/posts/807953419293957
.18.3.2015 -.LA CRONISTORIA DELLA VICENDA SOPAF/INPGI DAL 2009 AD OGGI. – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17216