30.5.2015 - La lettura del bilancio Inpgi consuntivo 2014 offre interessanti spunti di riflessione, per cui la consiglio a tutti i colleghi che dovrebbero capire che occorre, innanzitutto, occuparsi anche delle faccende di casa propria. Non ho fatto un’analisi del bilancio. Ho soltanto letto le relazioni del presidente, del direttore generale e del collegio sindacale. Alcune domande hanno trovato una risposta, molte altre no perché l’analisi avrebbe bisogno di altre pezze d’appoggio. Mi sono soffermato su tre argomenti.
1.NECESSITA’ DI CASSA: VENDUTI TITOLI PER 60 MILIONI. Dalla relazione dei sindaci si legge: “Tra l’attivo immobilizzato, il patrimonio immobiliare a reddito risulta pari ad euro 453.892 migliaia, decrementato rispetto all’anno precedente per 155.815 migliaia a seguito delle ulteriori cessioni degli immobili al costituito Fondo Immobiliare INPGI Giovanni Amendola e di vendite parziali di immobili siti in Toscana e Piemonte. Il portafoglio titoli immobilizzato risulta pari a 551.278 migliaia, in incremento di 239.893 migliaia rispetto all’anno precedente, per effetto degli investimenti effettuati in corso dell’esercizio, soprattutto attraverso la sottoscrizione di residue quote del “Fondo Immobiliare INPGI Giovanni Amendola”. La parte residuale non ancora investita, rappresentata tra i conti d’ordine, risulta tra gli impegni per investimenti finanziari.
L’attivo circolante è composto prevalentemente dai titoli e dai crediti verso aziende editoriali. Il valore di carico dei titoli a breve presenti in portafoglio alla fine dell’esercizio ammonta a 480.304 migliaia, in decremento per 60.703 migliaia quale conseguenza delle operazioni di vendita necessarie al soddisfacimento delle esigenze di liquidità verificatesi nel corso dell’esercizio”.
A questo punto leggiamo quanto hanno scritto, sulle esigenze di liquidità, i sindaci nella loro relazione al bilancio consuntivo 2013: “L’attivo circolante è composto prevalentemente dai titoli e dai crediti verso aziende editoriali. Il valore di carico dei titoli a breve presenti in portafoglio alla fine dell’esercizio ammonta a 541.007 migliaia, in decremento per 102.997 migliaia quale conseguenza delle operazioni di vendita necessarie al soddisfacimento delle esigenze di liquidità verificatesi nel corso dell’esercizio.
Scopriamo così che le esigenze di liquidità erano già presenti nel precedente esercizio. Tuttavia mai ammesse né da parte dei consiglieri né da parte dei membri del Consiglio generale e neppure dai molti che sono intervenuti sul problema-Inpgi in pubbliche dichiarazioni o in documenti ufficiali. Come mai?
2.FONDO IMMOBILIARE: IL BILANCIO C’È MA NON SI VEDE. Dalle relazioni del presidente e del direttore si legge: “Per quanto riguarda la gestione patrimoniale nel suo complesso, l’avanzo del 2014 è pari a 45,4 milioni di euro, con un aumento rispetto al 2013 di 2,6 milioni di euro (+ 6%), ottenuto per effetto del positivo risultato del portafoglio mobiliare, parzialmente attenuato dalla flessione registrata nella gestione immobiliare, giustificata, tuttavia, dagli effetti delle operazioni di apporto di immobili al Fondo Inpgi - Giovanni Amendola, che ha determinato una fisiologica riduzione del patrimonio immobiliare di diretta gestione dell’Istituto. Analizzando nel dettaglio i risultati delle gestione del patrimonio 2014 dell’Ente troviamo: 27,4 milioni di utili derivanti da canoni di locazione (in flessione del 20 % per la riduzione del numero di immobili direttamente gestiti); 4,3 milioni di interessi su mutui e 2 milioni di interessi sui prestiti (entrambi in linea con i trend degli ultimi anni); 28,7 milioni di utili da operazioni di realizzo e 26,3 milioni derivanti da differenze attive sui cambi di valuta, queste ultime in notevole aumento rispetto all’anno precedente“. “A seguito di queste operazioni, l’investimento finanziario del “Fondo Immobiliare Inpgi” presenta alla fine dell’esercizio un valore di bilancio di 463.850 migliaia ed un valore di mercato riferito all’ultima quotazione ufficiale disponibile, di 465.890 migliaia, rappresentato complessivamente da n. 9.277 quote, di cui n. 7.287 quote del Comparto Uno e n. 1.990 quote del Comparto Due”.
“Infine, si evidenzia che, sebbene detenga il 100% delle quote del “Fondo Immobiliare Inpgi”, l’Istituto non è tenuto a redigere alcun bilancio consolidato, non trovando applicazione nel caso specifico l'art. 25 Dlgs 127/91 “imprese obbligate a redigere il bilancio consolidato”, l’INPGI non si configura quale società di capitali, che controlla altre imprese, né come ente pubblico che svolge prevalentemente attività commerciale con obbligo di iscrizione nel registro imprese ex art. 2201 C.C.. Si ricorda infatti che, come definito dallo Statuto, l'INPGI è una fondazione dotata di personalità giuridica di diritto privato, incaricata di pubbliche funzioni a norma dell'art. 38 della Costituzione, con autonomia gestionale, organizzativa e contabile, ai sensi dell'art. 1 del decreto legislativo 30 giugno 1994 n. 509” (ed è anche ente sostitutivo dell’Inps ex art 76 della legge 388/2000 che richiama le leggi 20 dicembre 1951 n. 1564; 9 novembre 1955 n. 1122 e 25 febbraio 1987 n. 67).
Insomma, il fondo immobiliare è come un oggetto misterioso. Dov’è il documento di rivalutazione degli immobili? A quanto ammontano gli affitti relativi? Chi li incassa? E via domandando. Però, con molta “trasparenza”, siamo informati che L’Inpgi non è tenuto a redigere alcun bilancio consolidato. Certo non per legge: ma per vera trasparenza e per rispetto verso i propri soci?
3.CREDITI VERSO GLI EDITORI: SEMPRE PIÙ ALTI E SVALUTATI. Sempre nelle relazioni al bilancio si legge: “Crediti verso aziende editoriali – Euro 301.677.404 (283.409.995). Tale voce, che costituisce la più rilevante nell’ambito dell’attivo circolante, sia per quanto riguarda l’importo, sia perché rappresenta la posizione creditoria tipica della natura dell’Istituto, registra un incremento di 18.267 migliaia rispetto all’anno precedente e si riferisce per 236 milioni a crediti per contributi e per 66 milioni a crediti per sanzioni e interessi. Fondo svalutazione crediti verso aziende editoriali – Euro 119.191.769 (105.766.269).
Il fondo in esame è stato determinato a seguito delle valutazioni effettuate considerando la tipologia del credito e le condizioni di solvibilità delle aziende (contenziosi, fallimenti, cessazioni e sanzioni). Come sopra accennato, il fondo è stato utilizzato per 1.406 migliaia per la copertura delle perdite su crediti riferite ad aziende fallite. In sede di chiusura di bilancio si è provveduto a un ulteriore accantonamento per 14.831 migliaia, derivante dall’adeguamento al rischio di inesigibilità dei crediti. L’importo complessivo del fondo,alla data di chiusura di bilancio, è pari al 39% della massa creditoria, contro il 37% dell’anno precedente“.
Gli editori ringraziano
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Si tratta solo di una lettura a volo d’uccello. Le domande sarebbero tante. Mi chiedo se le pone anche chi, per incarico, è titolato a farle. Per esempio consiglieri e sindaci di nomina pubblica. (e.c.)