Roma, 10 novembre 2015. Il convegno sul tema "diritti acquisiti e fiscalità", promosso dalla Associazione dei magistrati e degli Avvocati dello Stato in quiescenza (presieduta da Ivo Bonitatibus), ha un filo conduttore espresso da Furio Pasqualucci, presidente onorario della Corte dei conti: "Se la Nazione ha bisogno, noi cittadini siamo disposti a fare la nostra parte". Questa frase significa: a) che i sacrifici devono coinvolgere tutti i cittadini (e non soltanto i pensionati come è accaduto nel 2008, nel 2011 e nel 2013); b) che i "contributi di solidarietà" devono scomparire dal vocabolario parlamentare; c) che i giudicati costituzionali sono inviolabili come impone l'articolo 136 della Carta; d) che l'assistenza deve essere finanziata dalla fiscalità generale.
Dal dibattito è emerso che “il tema dei diritti acquisiti è quanto mai attuale perché continuità e sicurezza passino da una generazione all’altra, senza quelle incrinature di diritti, certezze ed aspettative da cui le prossime generazioni potrebbero essere a loro volta colpite”. Non è un diritto ottocentesco ha spiegato Giuseppe Tesauro, presidente emerito della Corte costituzionale, estensore della sentenza 116/2013 che ha cancellato il prelievo della "legge Tremontì" del 2011 sulle pensioni superiori a 90mila euro lordi.
Quel prelievo era "un intervento impositivo irragionevole e discriminatorio ai danni di una sola categoria di cittadini. L’intervento riguardava, infatti, "i soli pensionati, senza garantire il rispetto dei principi fondamentali di uguaglianza a parità di reddito, attraverso una irragionevole limitazione della platea dei soggetti passivi". Quella misura era in contrasto con il principio della “universalità della imposizione” e presentava aspetti di irragionevolezza della sua deroga, "avendo riguardo, quindi, non tanto alla disparità di trattamento fra dipendenti o fra dipendenti e pensionati o fra pensionati e lavoratori autonomi od imprenditori, quanto piuttosto a quella fra cittadini". Secondo la sentenza 116, "i redditi derivanti dai trattamenti pensionistici non hanno, per questa loro origine, una natura diversa e minoris generis rispetto agli altri redditi presi a riferimento, ai fini dell’osservanza dell’art. 53 Cost., il quale non consente trattamenti in pejus di determinate categorie di redditi da lavoro". La giurisprudenza della Corte ha precisato che «la Costituzione non impone affatto una tassazione fiscale uniforme, con criteri assolutamente identici e proporzionali per tutte le tipologie di imposizione tributaria; ma esige invece un indefettibile raccordo con la capacità contributiva, in un quadro di sistema informato a criteri di progressività, come svolgimento ulteriore, nello specifico campo tributario, del principio di eguaglianza, collegato al compito di rimozione degli ostacoli economico-sociali esistenti di fatto alla libertà ed eguaglianza dei cittadini-persone umane, in spirito di solidarietà politica, economica e sociale (artt. 2 e 3 della Costituzione - sentenza n. 341 del 2000)".
La sentenza 116/2013 ha fatto da sfondo a tutto il dibattito. Citata anche un'altra sentenza, la 304/2013. La Corte costituzionale ha ribadito indirettamente i principi di incostituzionalità dei tagli delle pensioni attraverso la definizione del concetto di tributo (che, come tale, è universale). “La giurisprudenza di questa Corte ha costantemente precisato che gli elementi indefettibili della fattispecie tributaria sono tre: la disciplina legale deve essere diretta, in via prevalente, a procurare una (definitiva) decurtazione patrimoniale a carico del soggetto passivo; la decurtazione non deve integrare una modifica di un rapporto sinallagmatico (che produce obblighi, ndr); le risorse, connesse ad un presupposto economicamente rilevante e derivanti dalla suddetta decurtazione, debbono essere destinate a sovvenire pubbliche spese. Un tributo consiste in un «prelievo coattivo che è finalizzato al concorso alle pubbliche spese ed è posto a carico di un soggetto passivo in base ad uno specifico indice di capacità contributiva»; indice che deve esprimere l’idoneità di tale soggetto all’obbligazione tributaria”. TRADUZIONE: il prelievo previsto dalla legge 147 di stabilità 2014 sulle pensioni superiori a 91mila euro ha natura tributaria per la sua destinazione a “pubbliche spese” e non può ricadere su una parte dei cittadini (i pensionati), mentre i cittadini lavoratori a parità di reddito ne sono esenti.
Non è mancato il contributo dei politici. Marizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato, si è scagliato contro i "provvedimenti da guerra" (ipotizzati da Tito Boeri). "Le regole si possono anche cambiare - ha detto Sacconi - ma non quando una persona non è più in grado di recuperare il proprio livello di reddito". La Commissione Lavoro del Senato ha approvato un odg (vincolante per la riforma previdenziale 2016) che esclude il ricalcolo delle pensioni e che garantisce l’affidamento dei cittadini nella certezza dell’ordinamento giuridico e nella sicurezza giuridica, beni costituzionalmente garantiti nonché principi essenziali, inviolabili e intangibili dello stato di diritto. In sostanza il presidente dell’Inps non può proporre norme con efficacia retroattiva che incidano irragionevolmente su situazioni regolate da leggi precedenti (sentenze 416/1999, 211/1997 e 24/2009 della Consulta).
Con apprezzata lealtà, Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, ha difeso il prelievo 2008 sulle pensioni (superiori a 8 volte il minimo Inps) da lui proposto quando era ministro del Lavoro nel Governo Prodi. Quel prelievo ha superato il vaglio della Consulta, ma come "una tantun": "Dev’essere, tuttavia, segnalato che la sospensione a tempo indeterminato del meccanismo perequativo, ovvero la frequente reiterazione di misure intese a paralizzarlo, esporrebbero - si legge nella sentenza - il sistema ad evidenti tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità (su cui, nella materia dei trattamenti di quiescenza, v. sentenze n. 372 del 1998 e n. 349 del 1985), perché le pensioni, sia pure di maggiore consistenza, potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere d’acquisto della moneta".
Damiano ha spiegato che i pensionati "ricchi" possono anche accettare il ricalcolo dell'assegno perché avrebbero da guadagnare dall'operazione, mentre i pensionati "poveri" devono rifiutarlo perché diventerebbero ancora più poveri.
Franco Abruzzo, presidente di Unpit (Unione nazionale pensionati per l'Italia), intervenendo ha dichiarato: "L'articolo 81 della Costituzione non può comprimere i diritti fondamentali fissati nella Carta. L'equilibrio di bilancio non è un lasciapassare all'arbitrio della politica. I diritti fondamentali della persona alla Giustizia e all’Uguaglianza prevalgono sui vincoli di bilancio e sui diktat di Bruxelles. Il Governo dichiari guerra agli evasori, ai mafiosi e ai big del sommerso, non ai pensionati! Ogni anno mille miliardi non vengono tassati! Sono quegli sottratti all'Irpef e all'Iva, sono quelli dell'economia nera e quelli della piovra. Manette per chi compie attentati alla sovranità fiscale della Repubblica! Unpit chiede norme durissime e severe. Il Governo ha una minieri di miliardi sotto i suoi occhi. Intensifichi la lotta senza riguardi per i santuari del malaffare". L'assemblea ha applaudito. Seguiranno i fatti?
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11.11.2015 - Secco no del Governo al taglio delle pensioni per chi é già in quiescenza e al ricalcolo. Lo ha rivelato il presidente della Commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi. E' uno dei dati più interessanti emersi ieri durante l'importante Convegno sulle pensioni promosso dall'Associazione dei magistrati e degli avvocati dello Stato in quiescenza (il 1° in 60 anni di storia dell'Associazione). Alla luce di questi principi che fine farà ora la riforma INPGI (unica cassa sostitutiva dell'Inps) attualmente al vaglio dei ministeri del Lavoro e dell'Economia che prevede, invece, un contributo da parte di tutti i giornalisti in pensione a partire dal 1° gennaio 2016? Pubblichiamo l'odg approvato da Palazzo Madama (accolto dal Governo e vincolante per la riforma previdenziale 2016). - dall'inviato Francesco M. De Bonis - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=19073