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Stampa

EDITORIA.
E John prese il fucile.
Un bellicoso Elkann si
muove tra Fiat e Corriere.

di Francesco Sala
per www.lettera43.it (24/1/2011)


John Elkann è al centro dello scontro pubblico tra il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, e i suoi editori. Prima la storia della lettera dell’11 gennaio al presidente del patto di sindacato che controlla il Corriere della Sera, che dalla Fiat smentiscono con forza, in cui il Lingotto protesterebbe per la linea del giornale sulla vicenda Mirafiori. Tanto che l'intervista di Marchionne post-referendum è stata concessa alla concorrenza, cioè al direttore di Repubblica.


LA VISITA AL CORRIERE. Poi la visita di John in via Solferino (svelata da Dagospia), di per sé innocua, se non fosse che due giorni dopo il direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli, in un lungo intervento ai suoi giornalisti riuniti, ha denunciato le pressioni degli azionisti di Rcs sul giornale. Elkann ha spiegato in privato che quella visita doveva servire proprio a rassicurare De Bortoli dopo le indiscrezioni sulla lettera di protesta. Ma, se quello era davvero lo scopo, non deve essere bastata.  E intorno a De Bortoli si agita anche Diego Della Valle che, venerdì 21 gennaio, se l'è presa con un non meglio precisato «vecchio signore che pensa ancora si possano gestire il potere, le sedie e i posti con vecchie logiche bizantine». Un ritratto velenoso di Giovanni Bazoli, secondo molti.


ULTIMATUM PER DE BORTOLI. È presto per capire come si concluderà lo scontro appena iniziato intorno a via Solferino. Per ora ci sono solo due dati di fatto: che da quando si è saputo della protesta del Lingotto per la linea del giornale, Massimo Mucchetti non si è più occupato di Fiat. E che Elkann ha reso esplicito il suo ruolo di editore del Corriere, completando anche in questo campo la lunga successione al nonno. De Bortoli ha reagito chiamando i suoi redattori a un referendum sul piano industriale e sulla sua testa: se vincesse, incasserebbe il via libera alla riorganizzazione del personale e una nuova fiducia che lo renderebbe più forte nella dialettica con la proprietà. Se dovesse perdere (ma conta di vincere) se ne andrà.


IL RUOLO DI ELKANN. Le scelte strategiche, ormai, ricadono soltanto sulle spalle di Elkann (e di Marchionne che, complici le stock option, ormai ragiona quasi come un'azionista del gruppo). A cominciare dal dividendo: nel 2010 la Fiat, nonostante un bilancio in rosso di 800 milioni, ha distribuito agli azionisti 237 milioni che servivano soprattutto a Exor, perché solo i dividendi, alla fine, tengono compatta la nebulosa degli eredi Agnelli. E nelle prossime settimane la coppia Marchionne-Elkann dovrà decidere cosa fare quest'anno. Secondo le stime di Radiocor, il gruppo Fiat (con l’ultimo bilancio prima dello spezzatino tra auto e camion) presenterà conti 2010 con utile di 455 milioni. Quanti se ne prenderà Exor? Questa volta la decisione sarà politicamente sensibile.


(Testo in http://www.lettera43.it/politica/6973/un-bellicoso-elkann-si-muove-tra-fiat-e-corriere_breve.htm#commenti)


 


 





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