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Stampa

Parisi: "I giornalisti
devono difendere i loro
diritti di lavoratori.
Gli uffici stampa pubblici
nella sola Calabria
potrebbero dare lavoro
ad almeno 500 giornalisti.
Chiediamo i concorsi”

L'attacco sferrato dal Governo alle professioni "rischia seriamente di cancellare con un colpo di spugna i pubblicisti, ossatura indispensabile dei giornali italiani", Parisi ha denunciato "il disegno ben preciso di smantellare la professione giornalistica" ed ha ricordato "l'articolo 8 della manovra finanziaria, che ha assestato un duro colpo ai diritti dei lavoratori ed il rischio che le sane casse dell'Inpgi finiscano nel mirino di chi pensa di risollevare il bilancio del Paese con i soldi accantonati grazie al lavoro ed ai sacrifici dei giornalisti italiani".

Vibo Valentia, 6 novembre 2011. I giornalisti potranno respingere i ripetuti attacchi sferrati alla categoria soltanto se, oltre a tenere alta la bandiera dei valori etici e deontologici, non rinunceranno a rivendicare e difendere, e mi riferisco in particolare ai colleghi calabresi, i loro diritti di lavoratori, invece di accettare passivamente di lavorare gratuitamente o accontentarsi di cifre da elemosina che ne offendono la dignità professionale e umana". Lo ha detto il segretario del Sindacato dei giornalisti calabresi, Carlo Parisi, intervenendo alla riapertura del Circolo della stampa di Vibo Valentia. Partendo dall'attacco sferrato dal Governo alle professioni, "che rischia seriamente di cancellare con un colpo di spugna - ha detto - i pubblicisti, ossatura indispensabile dei giornali italiani", Parisi ha denunciato "il disegno ben preciso di smantellare la professione giornalistica" ed ha ricordato "l'articolo 8 della manovra finanziaria, che ha assestato un duro colpo ai diritti dei lavoratori ed il rischio che le sane casse dell'Inpgi, l'Istituto di previdenza dei giornalisti italiani, impeccabilmente guidato dal presidente Andrea Camporese, finiscano nel mirino di chi pensa di risollevare il bilancio del Paese con i soldi accantonati grazie al lavoro ed ai sacrifici dei giornalisti italiani". Carlo Parisi ha citato alcuni dati che ha definito "allarmanti. Su 110 mila giornalisti italiani - ha detto - solo 45 mila sono noti all'Inpgi ed hanno quindi una posizione previdenziale attiva, e fra i 25 mila lavoratori autonomi e parasubordinati il 62 per cento denuncia redditi inferiori ai cinquemila euro. Cifre che devono farci seriamente riflettere se vogliamo che questo mestiere non sia trattato alla stregua di un hobby nel quale, nella maggioranza dei casi, a conti fatti sono i giornalisti a pagare gli editori, considerato che, a fronte dei pochi euro ad articolo, quando vengono corrisposti, vanno sottratte le spese di telefono, carburante, tempo impiegato e, persino, l'euro speso per l'acquisto della copia del giornale per il quale si scrive che, paradossalmente, serve ad alimentare la diffusione". "Molto è stato fatto - ha ricordato Parisi - grazie all'azione del sindacato dei giornalisti, supportato dal proprio Ufficio legale, e dal Servizio ispettivo dell'Inpgi che, in Calabria, ha fatto emergere numerosi casi di lavoro nero o di mortificante sfruttamento perpetrato con umilianti contratti o ammalianti promesse sempre disattese. Tanto si sta facendo e tanto ancora bisogna fare, partendo dal principio che lavorare gratis oggi significa lanciare agli editori il messaggio che i giornalisti possono tranquillamente lavorare senza essere pagati. Se aumentano le collaborazioni gratuite o malpagate vengono messi a repentaglio tutti gli altri posti di lavoro creando una giungla nella quale a pagare, salatamente, sono solo i giornalisti". Parisi ha fatto poi un riferimento specifico agli uffici stampa pubblici, "un universo - ha detto - che nella sola Calabria, se venisse applicata la Legge 150 del 2000, potrebbe dare lavoro ad almeno 500 giornalisti. Non vi accontentate del contrattino a termine o del co.co.co. offertovi dal politico di turno. Essere 'scelti' dall'amministratore in carica significa, nella maggioranza dei casi, perdere quasi sempre il posto di lavoro 'quando cambia il vento'. E ritrovarsi a 40-50 anni, nella migliore delle ipotesi, senza più un lavoro significa rischiare, drammaticamente, di essere tagliati fuori per sempre dal mercato del lavoro. Pretendiamo, dunque, concorsi pubblici seri e trasparenti che assicurino posti a tempo indeterminato e, soprattutto, mettano chi lavora nelle condizioni di essere valutato per la propria professionalità e non per la propria appartenenza politica, il grado di parentela o di amicizia più o meno stretta o particolare, che finiscono per creare un rapporto di schiavitù reverenziale che annulla anche la più elementare autonomia professionale e umana". Secondo il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, "occorre proseguire lungo una strada e un obiettivo comune, che porti l'intera categoria a raggiungere i risultati sperati. E per fare ciò, il Circolo vibonese della stampa può contare sull'appoggio dell'Ordine dei giornalisti della Calabria". (ANSA)


 





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